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Le Budrie, Santa Clelia Barbieri e la campagna bolognese

Aggiornato il 06 maggio 2026

Un minitrekking di due ore e mezza, tra il torrente Samoggia e la campagna delle Budrie, dove Santa Clelia nacque, visse e morì giovanissima. Un percorso di 3,5 km alla scoperta della vita della Santa e antiche tradizioni della vita contadina del passato.

Santuario Santa Clelia

Il percorso inizia dal piazzale del complesso di edifici religiosi che costituiscono il cuore della vita delle suore Minime dell’Addolorata. 

La prima tappa deve essere, indubbiamente, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che assieme all'oratorio di San Giuseppe, costituisce il Santuario di Santa Clelia Barbieri. 

L’antica chiesa parrocchiale fu molte volte modificata nei secoli e, in particolare, fu ampliata e modificata in modo radicale tra il 1905 e il 1928, fino a raggiungere l’aspetto attuale.

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Lasciata la chiesa, sulla destra si trova l’oratorio di San Giuseppe, che conserva, all'interno di un'urna di Cesarino Vincenzi, le spoglie mortali di Santa Clelia Barbieri.

La Santa, nata nel 1847 e morta nel 1869 a soli 23 anni, è celebre per aver guidato alcune giovani coetanee, da lei radunate nella "casa del Maestro", ad accudire i bambini delle madri impegnate nei lavori agricoli, aiutare i poveri, i malati, e catechizzare ragazzi e ragazze.

Clelia Barbieri, dapprima dichiarata "beata" il 27 ottobre 1968 da Papa Paolo VI, fu poi proclamata "santa" da Giovanni Paolo II il 9 aprile del 1989. È stata anche definita "patrona dei catechisti".

Uscendo dall’oratorio, sulla sinistra si trova la "Casa del Maestro", dove la santa "si era ritirata con le sue compagne e poi vi spirò", e poco distante vi è la casa madre della congregazione delle Suore Minime dell’Addolorata.

Per visitare la "Casa del Maestro" è necessario prima accordarsi con il Santuario.

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Costeggiando il campo e successivamente la strada in direzione di Anzola, si raggiunge l'argine del torrente Samoggia da dove si potrà godere una meravigliosa vista su Palazzo Caprara, residenza di campagna della potente famiglia senatoria dei Caprara.

Prendendo l'argine verso sinistra, sarà possibile notare un primo boschetto, all'interno del quale è presente una delle poche ghiacciaie rimaste nella pianura, residuo di una vita contadina ormai passata.

Dopo una breve camminata di una ventina di minuti, si scorgerà sulla sinistra la cassa d'espansione del torrente Samoggia e il cosiddetto "Bosco di Avatar", realizzato nel 2010 come uno dei 15 progetti selezionati a livello mondiale dall’Associazione ambientalista americana Earth Day Network che, per l’uscita del film “Avatar”, ha avuto a disposizione dalla 20th Century Fox fondi per la messa a dimora di un milione di alberi in tutto il mondo.

Per rientrare è possibile proseguire ancora per circa 500 metri e prendere la strada sterrata che troverete sulla sinistra. Vi riporterà sulla strada asfaltata nei pressi di Villa Caprara.